I potenziali truffatori risvegliano spesso e volentieri compassione e partecipazione emotiva
«L’umanitarismo
è lo scudo migliore e più sicuro per coprire le truffe più
infami.»
Johann Gottfried Seume
Simulare situazioni di
emergenza o una grande disgrazia è uno dei metodi preferiti dai truffatori.
Ed è semplice spiegare perché sia un metodo che riscuote sempre tanto
successo. Noi uomini veniamo condizionati a esprimere la nostra partecipazione
e ad aiutare altre persone che si trovano in situazioni di emergenza.
Questo è un programma necessario per consentire la convivenza in una
comunità. Da cristiani, ci sentiamo addirittura «obbligati» ad amare
il prossimo e a fornire aiuto. Aiutare chi ne ha bisogno fa parte dell’educazione anche dei musulmani. Talvolta, le leggi non scritte sono quelle più forti.
Le persone reagiscono
con un «riflesso condizionato» quando sentono le parole «a scopo
di beneficenza» oppure «... aiutate...». I «riflessi condizionati»
sono programmi che portiamo dentro di noi, scatenati da uno stimolo
chiave, che attivano una determinata sequenza di azioni. Di seguito
alcuni esempi.
Stimolo: semaforo rosso;
sequenza di azioni: vi fermate.
Stimolo: arriva il controllore;
sequenza di azioni: esibite il vostro biglietto.
Stimolo: qualcuno chiede
aiuto urlando; sequenza di azioni: andate a soccorrerlo.
L’esperimento della vendita di biscotti
In una zona universitaria venivano venduti dei biscotti a scopo di beneficenza. Venne montato lo stand, ma in pochi si fermavano, ancora meno erano quelli che compravano i biscotti.
Una giovane donna venne
incaricata di rivolgersi ai passanti e di chiedere: «Comprerebbe un
biscotto?» Il risultato: solo 2 persone su 30 ne comprarono.
In seguito, la giovane
donna chiese ai passanti: «Comprerebbe un biscotto? È a scopo di beneficenza,
per la casa del Poverello» (un’organizzazione del posto, conosciuta
da tutti, che dà da mangiare ai senzatetto). Il risultato: a questo
punto 12 persone su 30 alle quali era stata posta la domanda comprarono
qualcosa.
La giovane donna chiese:
«Comprerebbe un biscotto? È a scopo di beneficenza, per la casa Levine»
(nome inventato, vale a dire quello della persona che dirigeva l’esperimento,
quindi non a scopo di beneficenza). Il risultato fu sbalorditivo, in
quanto 11 persone su 30 comprarono dei biscotti. Nessuna delle persone alle quali era stata posta la domanda chiese di
cosa si occupassero le case citate.
(Levine, 214 e segg.)
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